Laboratorio del Turismo – Tourism Maker ©


Prendiamo esempio da… Ciggiano/Monte San Savino (AR)

La foto che vedete l’ho scattata io stessa lungo la strada che porta a Ciggiano in provincia di Arezzo.  La strada in questione si chiama Via dell’Esse e a metà diventa anche un ponte che passa sopra il “fiume” Esse, il piccolo torrente che da il nome alla via. Ciggiano ha 508 residenti, più una miriade di altri ospiti durante i mesi più belli. Nonostante appartenga al Comune di Civitella in Val di Chiana, si appoggia per vicinanza e quindi comodità ai servizi di Monte San Savino.

Molto spesso, quando prendo ad esempio realtà della Toscana, mi viene detto: “beh ma certo quelli stanno in Toscana”,  come per dire ” è ovvio che abbiano tanto turismo, hanno la fortuna di trovarsi in una zona così bella”.

Esistono davvero zone del nostro Paese che si possano definire “brutte”?  Intere aree o province totalmente prive di interesse a livello turistico? La risposta è no.

La Toscana ha una tradizione turistica lunghissima. Ovviamente quando parlo di turismo mi riferisco a flussi turistici consistenti che creino reddito e posti di lavoro. Moltissime zone del nostro Paese possono vantare un turismo di nicchia, ma che, fondamentalmente, non aiuta così tanto l’economia dell’area che li ospita. Per turismo, inoltre, intendo un flusso positivo di persone, che aiutano la comunità, senza intaccare la vivibilità di un paese/città.

Tornando a noi, il fatto di trovarsi in Toscana non vuol dire che un paese viva di rendita, turisiticamente parlando e che non si sia guadagnato duramente il suo posto al sole. Il caso di Ciggiano/Monte San Savino è emblematico, come lo sono molti altri casi simili. Il turismo di questi due paesi non beneficia in maniera particolare della vicinanza di Arezzo, ma riesce ad attirare turisti che si spostano quasi esclusivamente per godere di queste aree così suggestive e ben organizzate.

Come riescono ad attirare tanto turismo? Vediamo le cause principali in rigoroso ordine sparso…

  • paesaggi suggestivi
  • vita tranquilla
  • servizi adeguati
  • iniziative ed eventi legati al territorio, alla sua cucina, alle sue tradizioni
  • preservazione della natura, dei boschi e manutenzione dei sentieri e dei percorsi
  • apertura allo straniero. Le amministrazioni e la comunità accolgono con gioia chi vuole comprare case e/o vecchie cascine per ristrutturarle e farne poi case per le vacanze.
  • consapevolezza delle proprie risorse
  • attenzione alla qualità del servizio. Il turista che viene una volta, tende a tornarvi e consigliare agli amici
  • promozione adeguata sia degli imprenditori che delle amministrazioni
  • ottimo livello di strutture ricettive che offrono servizi anche diversi dal solito
  • prezzi onesti
  • relativa vicinanza a Firenze
  • relativa vicinanza a Roma

Tutte queste motiviazioni possono sembrare assolutamente ovvie, ma in realtà, due delle cause maggiori di spreco di risorse per molte zone del nostro Paese sono:

  • la chiusura al turista e quindi al turismo perché visto come disturbatore,  elemento che porta fastidio e distruzione
  • la mancanza di consapevolezza della preziosità delle proprie risorse. Molte comunità soffrono spesso di enormi complessi di inferiorità rispetto ad altre zone, limitrofe o meno, che hanno una lunga tradizione turistica (magari conquistata a fatica!). E’ come quando un genitore si sente dire “suo figlio è un genio, ma non si applica”.  Spesso il non applicarsi deriva dal non avere consapevolezza della propria genialità e dal sentirsi “meno” degli altri.

Che aspettiamo a cominciare? Il turismo dove non c’è, si crea…

 


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